"Si vede che sei cresciuta in un ambiente familiare sereno e amorevole, sei una persona molto sicura e tutta d'un pezzo", così mi è stato detto oggi, da un'impiegata della banca presso cui sto lavorando
[Una donna sulla cinquantina, in piena crisi di mezz'età, che cerca di fare l'amica anziana più saggia con tutti i nuovi arrivati].
Sono scoppiata a ridere d'istinto.
Peccato che non ci sia nulla da ridere.
Perchè a me non è stato mai regalato nulla, nè l'affetto familiare nè la serenità che qualcuno associa automaticamente all'infanzia.
Sono stata sempre bravissima a decorare: sono precisa ed ordinata. Ho sempre creato copertine bellissime.
E ho disegnato, dipinto e decorato l'immagine di me stessa in ogni singolo dettaglio.
L'ho creata imperturbabile, discreta, pulita, un po' ironica, schietta e sicura, ma anche sufficientemente polite.
Mi trucco alla mattina perfettamente conforme all'immagine: matita nera e mascara. Il trucco che meno si adatta alla mia personalità, ma la corretta cornice per la mia copertina.
Ma non faccio una dormita sana se non quando aggiungo 20 gocce di lexotan al bicchiere d'acqua che bevo prima di andare a letto.
Ho un prurito nervoso da un numero di mesi di cui ho perso il conto.
E mi è venuta una tachicardia tale che ogni tanto mi chiedo seriamente se non mi stia venendo un infarto.
E poi arriva il giorno, indosso dei vestiti terribilmente eleganti e anonimi, passo una linea di matita nera sopra e sotto l'occhio, abbondante mascara ed esco dalla porta di casa.
Scendo le scale, apro il portone.
Sento l'aria fredda sul viso (la adoro).
Che lo spettacolo abbia inizio.
La risposta, è stata "Sono contenta che la mia pazzia non traspaia all'esterno". Che poteva sembrare una battuta.
Il problema è che non lo era.
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